Qualsiasi movimento dell'aria, prevalentemente orizzontale rispetto alla superficie terrestre, viene comunemente
definito vento. I dati per la determinazione del vento si riferiscono alla direzione all'intensità o velocità.
La direzione dalla quale proviene il vento si esprime in gradi, in senso orario a partire dal nord geografico.
La suddivisione comprende 360 gradi lungo tutto il giro dell'orizzonte. Oltre che in gradi, la direzione del
vento si esprime anche mediante i punti cardinali e i punti intermedi da cui il vento proviene. Le
direzionali cardinali sono quattro: nord, est, sud, ovest; quelle intermedie: nord-est, sud-est, sud-ovest,
nord-ovest. Nella seguente tabella vengono indicate le otto principali direzioni con le denominazioni
usuali e il rispettivo simbolo:
| Provenienza |
Denominazione |
Simbolo |
Gradi |
| Nord |
Tramontana |
N |
360 |
| Nord-Est |
Grecale |
NE |
45 |
| Est |
Levante |
E |
90 |
| Sud-Est |
Scirocco |
SE |
135 |
| Sud |
Meridione |
S |
180 |
| Sud-Ovest |
Libeccio |
SW |
225 |
| Ovest |
Ponente |
W |
270 |
| Nord-Ovest |
Maestrale |
NW |
315 |
La velocità del vento, cioè il percorso dell'aria nell'unità di tempo, si misura in metri al
secondo, chilometri all'ora e nodi. Nel caso in cui l'intensità del vento è minore di un nodo, si
ha calma di vento. Il vento, a seconda delle variazioni che può presentare in direzione e intensità,
si può classificare come:
-
Vento teso:
la direzione e l'intensità del vento risultano costanti
-
Vento a raffiche:
la velocità subisce variazioni di almeno 10 nodi rispetto al valore medio; la direzione
rimane costante
-
Vento turbinoso:
la direzione e la velocità subiscono frequenti variazioni
-
Vento di groppo:
vento di notevole velocità con direzione e velocità presentanti variazioni marcate: si ha per lo
più durante il passaggio di un temporale o di una violenta perturbazione atmosferica
VARIAZIONE DELLA VELOCITA' DEL VENTO CON LA QUOTA
La velocità del vento aumenta con la quota. L'aumento della velocità media del vento, a partire dal suolo
fino ad una certa quota è generalmente abbastanza regolare, tanto da poter essere espresso mediante formule.
Ricerche anemometriche pongono in evidenza quattro zone caratteristiche, a partire dal suolo, per il regime
medio del vento:
-
Zona di velocità crescenti piuttosto rapidamente con la quota:
si estende ad altezze intorno ai 500-600 metri, cioè fino al limite della zona di turbolenza
-
Zona di velocità decrescenti:
sovrapposta alla prima e avente uno spessore medio di circa 200 metri
-
Zona di velocità debolmente e irregolarmente crescenti:
tale zona si estende superiormente alla seconda fino a circa 1500 metri. dal suolo
-
Zona di regolare aumento della velocità del vento:
si estende dai 1500 metri in poi
COME SI MUOVE L'ATMOSFERA
I grandi movimenti dell'aria sono essenzialmente determinati dalla differenza di riscaldamento nelle
diverse zone della terra. Se la superficie terrestre fosse omogenea e le isoterme medie avessero
un andamento conforme ai paralleli, la temperatura media annuale sarebbe massima all'equatore e
regolarmente decrescente verso i poli. Inoltre la pressione al livello del mare sarebbe minima a
ll'equatore occupato da aria calda, e crescerebbe verso un massimo ai poli, occupati da aria
fredda e più densa. In tali condizioni, in ogni emisfero si determinerebbe nei bassi strati
dell'atmosfera, un moto aereo generale di aria fredda dai poli verso l'equatore e uno di aria
calda negli strati superiori in senso opposto. La circolazione sarebbe così necessariamente
chiusa da un generale sollevamento per convenzione termica all'equatore, e da un abbassamento
al polo. In realtà la circolazione teorica appena accennata viene profondamente alterata
dalla rotazione terrestre.
CIRCOLAZIONI SECONDARIE
Il diverso riscaldamento del suolo e dell'acqua, dovuto alla radiazione solare, caratterizza le
brezze. Queste interessano essenzialmente le coste ed è legata alla variazione diurna della
temperatura. Si possono individuare quattro tipi fondamentali di brezza:
-
Brezza di mare e di terra:
il mare e la terra, esposti alla medesima radiazione solare, si riscaldano in modo diverso.
Il mare è più lento ad assorbire il calore solare e altrettanto lento è a cederlo, mentre la
terra si riscalda re si raffredda molto più rapidamente. Durante il giorno, con il sole alto
sull'orizzonte, la terra costituisce un centro caldo sul quale l'aria riscaldata si dilata
e si solleva; negli strati in prossimità del suolo si ha allora un movimento di aria dal
mare verso terra. Nelle ore calde della giornata si ha così la cosiddetta brezza di mare,
vento fresco che mitiga i calori estivi lungo le zone costiere. Nel corso della notte, le
condizioni termiche si invertono. Dalla terra più fredda spira così verso il mare un debole
vento che viene chiamato brezza di terra. La brezza di mare sorge nelle prime ore del
pomeriggio e si mantiene talvolta anche fino a sera inoltrata, mentre la brezza di terra si
genera intorno alla mezzanotte e si mantiene fino al mattino. Le brezze di mare sono in
genere più intense di quelle di terra e possono spingersi nella terra ferma anche per
25-30 km. L'altezza dello strato interessato è piuttosto basso; solo in circostanze
favorevoli può raggiungere uno spessore di 600-800 metri. Alle nostre latitudini,
l'intensità delle brezze può raggiungere, soprattutto quella di mare nei mesi estivi e
nelle ore più calde i 15-20 chilometri all'ora.
-
Brezza di monte:
sono venti che spirano nelle notti calme e serene lungo i fianchi delle montagne verso la valle. Infatti
di notte, i fianchi delle montagne si raffreddano sensibilmente e l’aria a contatto raffreddandosi a
sua volta e diventando più densa scende verso valle. Tale movimento discendente di aria costituisce un
vento catabatico.
-
Brezza di valle:
sono venti comunemente detti anabatici che spirano di giorno dalle valli
lungo il fianco di una montagna. Durante il giorno, l’aria stazionante nella valle e lungo
i pendii della montagna si riscalda e inizia il suo movimento di salita lungo il pendio
montuoso.
-
Brezza di Ghiacciaio:
è un vento freddo proveniente da un ghiacciaio e trae la sua origine dal forte raffreddamento
dell’aria che viene a trovarsi a contatto con la neve ghiacciata.