Gli incendi
L'incendio è il frutto di una reazione chimica dovuta ad ossidazione e a successivo sviluppo di fiamme e calore. Di fatto un incendio si comporta come una bassa pressione: per svilupparsi ed alimentarsi necessita infatti di una gran quantità di ossigeno che ottiene attirando gli strati d'aria attorno, dando così origine a intensi venti caldi e secchi che dalla zona circostante confluiscono verso l'incendio. Tali venti portano aria caldissima che per conduzione può dare origine a piccoli focolai che contribuiscono ad estendere ulteriormente le fiamme. Durante un incendio di medie proporzioni i venti possono raggiungere anche 80 chilometri orari e le temperature possono arrivare a 2000 gradi. Nel corso di un incendio il fumo che si sviluppa può raggiungere la troposfera, aumen-
Durante un incendio di medie proporzioni i venti possono raggiungere gli 80 chilometri orari e le temperature arrivare a 2000 gradi
tando così i nuclei di condensazione presenti nell'aria e modificando la radiazione solare. Vasti incendi possono dar luogo alla formazione di pirocumuli. Il pirocumulo è un tipo di cumulo originato da un processo convettivo innescato dal fuoco che, insieme al vapore acqueo, dà origine alla nube. Un incendio che si propaga in una foresta genera intense correnti d'aria ascendenti e libera con la combustione della vegetazione grandi quantità di vapore acqueo che sollevandosi si condensano a una certa quota, formando il cumulo. Talvolta la base del pirocumulo è di difficile individuazione in quanto è generalmente nascosta dalla spessa cortina di cenere e fumo, mentre la sommità della nube è ben visibile e svetta sopra i prodotti della combustione. Lo sviluppo verticale di un pirocumulo è molto variabile: può andare dalle dimensioni di un piccolo cumulo fino a quelle di un cumulo congesto, ad altezze comprese tra i 600 e i 9000
metri. In alcuni casi, questo tipo di nube, molto ricca di nuclei di condensazione, può produrre anomali rovesci che talvolta circoscrivono o addirittura estinguono l'incendio stesso da cui il pirocumulo è stato originato. Nelle regioni subtropicali, dove la condensazione è alimentata da un'elevata umidità dell' aria, i pirocumuli possono trasformarsi in cumulonembi. In questo caso i fulmini generati dalla nube rischiano di attivare nuovi focolai. I pirocumuli possono generarsi in tutte le zone interessate da grandi ed estesi incendi boschivi, come nel caso di ampie zone del Mediterraneo. La propagazione di un incendio è assai irregolare e dipende essenzialmente dalle condizioni meteorologiche e dalla vegetazione attorno. In caso di calma di vento, l'incendio si propaga lentamente ma costantemente in tutte le direzioni: in presenza di vento il focolaio assume forma ellittica, con un fronte che avanzerà velocemente nella direzione del vento, mentre farà minori progressi sui fianchi e sul lato controvento. Bruschi cambiamenti della direzione del vento possono contribuire all'ulteriore estensione dell'incendio. Ai fini della prevenzione esistono modelli matematici che tengono conto della temperatura dell'aria, dell'umidità del suolo e dell'aria e del tipo di vegetazione. Le zone più esposte sono quelle dove si registrano temperature elevate, scarse precipitazioni, venti secchi e vegetazione tipo macchia mediterranea, più facilmente infiammabile.
 
 
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