Leonardo Sciascia nacque a Racalmuto nel 1921. Iniziò da maestro di scuola in un paesino della Sicilia profonda: da quell'esperienza trarrà l'ispirazione per il libro del 1956 che lo rese famoso, "Le parrocchie di Regalpetra". Il paese ovviamente non esiste anche se  in Sicilia esistono molti paesi simili, come ad esempio quello della foto, Prizzi
 
 
E un giorno la neve arrivò anche a Regalpetra
Nel 1967, durante la ristampa di "Le Parrocchie di Regalpetra", Leonardo Sciascia vi aggiungeva un capitolo dedicato all'arrivo della neve nel paese siciliano in cui stendeva le cronache.
Il vento porta via le orecchie - dice il bidello. Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa. I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni. L'aula ha quattro grandi vetrate:damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo che va all'ambio. Il bidello è latore di una circolare, noi maestri viviamo anche della quotidiana circolare; ci sono quelle del ministro, quelle dell'assessore regionale, del provveditore, dell'ispettore del direttore; ci sono giornate che ne arrivano insieme una mezza dozzina. Questa di oggi dice che a favore dei sinistrati del maltempo, siamo chiamati ad un atto di "spontanea" solidarietà, la cifra è già fissata, non resta che firmare e pagare. "Sono sicuro che nessuno vorrà sottrarsi..." No, nessuno si sottrae. Il mese scorso abbiamo pagati per i disoccupati, oggi per i sinistrati. Questi soldi dopo aver superato gerarchiche tappe, confluiranno in chi sa
quale ufficio di Palermo o di Roma. Tireranno le somme, comunicheranno la cifra al giornale radio: poi in più piccoli rigagnoli il denaro tornerà a fluire: a primavera inoltrata forse due o tre di questi ragazzi riceveranno un paio di scarpe o una sciarpa di lana. Intanto battono i piedi e si riscaldano col fiato le mani., Ancora nel mese di gennaio venivano a scuola senza cappotto, una maglietta estiva sotto la giacca, qualcuno con i piedi nudi dentro le scarpe grandi sformate; c'era già freddo, ma parevano non curarsene. Ora febbraio ha portato gelido vento e neve, mai tanta neve era caduta su questo paese; i vecchi dicono - un inverno come questo, nel 1909; dopo il terremoto di Messina; ma più pioggia che neve, allora. I ragazzi si sono vestiti di tutta roba che le mamme son riuscite a trovare: cappotti femminili, calzoni lunghi, vecchi fazzoletti di seta annotati a cappio intorno al collo, berretti di lana o d'incerata.
Sotto la giacca hanno però la solita maglietta; e le grandi scarpe credo imbarchino acqua dalle suole e dalle scuciture [...]. In questi giorni per nessuno c'è lavoro, la campagna è tutta bianca di neve, la neve continua a scendere. A momenti il sole fa occhio tra le nuvole, una pupilla strabica e spenta, e sempre neve. Qui dicono - un freddo che fa cadere morti gli uccelli - un modo di dire iperbolico. Ma in questi giorni i ragazzi hanno davvero trovato uccelli morti. Fanno come pazzi gli uccelli, battono ai vetri delle finestre, come fulminati scendono a filo delle grondaie, si riprendono in voli stracchi e spezzati. Tutto questo bianco che ci incanta per loro è disperazione e morte.