Così vive Mosca a -39 gradi
Articolo tratto da
La Repubblica
del 9 gennaio 1987 a firma di Fiammetta Cucurnia
MOSCA
- Leningrado meno 40, Mosca meno 39, Krasnojarsk meno 55, Jakutzk meno 60. E' l'inverno, l'inverno russo, quello vero, che imperversa inclemente in questi primi giorni del 1987. Persi irrimediabilmente nel bianco del gelo tutti i tranquilli colori pastello della vecchia Mosca, nascosti dai cristalli di ghiaccio gli ori delle grandi cupole del Cremlino, il paesaggio ha acquistato un aspetto lunare. Chi può se ne sta a casa, magari dietro una tazza di the bollente, a constatare con soddisfazione quanto saggio sia stato a provvedere in tempo, ad otturare, con ovatta e strisce di carta, fessure e feritoie in cui avrebberopotuto farsi largo gli spifferi. Gli altri, quelli che non possono fare a meno di andare a lavorare, camminano co-
Vista del Cremlino innevato
me marziani per le strade semideserte, tutti bianchi, anche loro. Una brina cristallina e polverosa che sembra venuta dal nulla si posa silenziosa sui baveri dei cappotti, mentre il respiro si condensa quasi subito sulle barbe degli uomini e sotto le narici in uno strano gioco di stalattiti trasparenti. Chi pensa che per Mosca, capitale dell'Urss, tutto ciò sia normale si sbaglia. Mosca è in realtà, una cit-
Veduta di Mosca sotto la neve
tà occidentale molto simile per condizioni climatiche alle altre capitali del Nord Europa. Il record del freddo si registrò nel 1940, il 17 gennaio, nel pieno della "grande guerra", quando si arrivo a 42.2 gradi sotto zero. In generale 25 gradi sotto zero, qui, sono già un gran freddo, e la città non è attrezzata per superare i -30. Dunque mentre sulla via Gorkij il mercurio rosso del grande termometro murale scende pericolosamente verso il basso, la situazione è d'emergenza. I bambini non vanno a scuola. Gli ospedali sono in allarme, i giornali non parlano d'altro. I pediatri, tutti, hanno consegna di fare solo visite a domicilio per evitare che i piccoli, magari per un raffreddore, si prendano la polmonite andando dal medico. Muoversi è un problema.Molti i filobus e i tram in panne nelle strade. Ieri mat-
tina i ritardi hanno raggiunto in molti punti della capitale anche i 50 minuti. E, con il freddo che fa, in piedi davanti alla fermata man mano che passa il tempo, ti senti pietrificare e ti viene il sospetto che quando finalmente l'auto passerà, tu non avrai la forza di salirci sopra. Di taxi neanche a parlarne. Non prendono prenotazioni per i prossimi due giorni. Chi, in uno sprazzo di genialità, ha pensato di appostarsi all'uscita della più vicina mensa dei tassisti, per bloccarne uno subito dopo il
La vecchia torre della radio e della tv
pranzo e farsi portare all'indirizzo desiderato, corre il rischio di serie delusioni. Se il tassista chi ha messo troppo a mangiare, l'auto si è raffreddata irrimediabilmente e non si mette più in moto in alcun modo. Poi per le macchine private che stanno tutta la notte all'aperto nei cortili, non c'è argomento che valga la mattina a farle spostare di un solo centimetro. Perché, nel frattempo, si sono trasformate in una scatola di ghiaccio. Qualcuno si consola pensando che nella vicina Siberia le macchine vengono messe in moto alla fine dell'autunno e si spengono solo in primavera e che se stanno ferme col motore acceso per più di mezz'ora, bisogna andare per qualche minuto avanti e indietro prima di partire, visto che le ruote tendono ad acquistare un aspetto quadrangolare.Chi proprio non vuol rinun-
ciare all'automobile è costretto perciò a rimetterci il sonno. La lascia in moto tutta la notte e, ogni due ore circa, va ad accertarsi che nessuno se la sia portata via. Ma la vera grande paura è che possa accadere qualcosa al riscaldamento, il che non ha tardato a verificarsi in alcuni posti, soprattutto lì dove le tubature sono più vecchie. Basta che si rompa un tubo, un termosifone, che ci sia anche solo un piccolo guasto alle caldaie, ed è la fine. I moscoviti lo sanno bene. Nell' inverno del 1978 e il 1979, Mosca fu investita da un gelo simile a quello di questi giorni. E poiché il sistema di riscaldamento è centralizzato quartiere. I moscoviti lo sanno bene. per quartiere, si verificò una
Vista del Convento di Novodevichy
serie di guasti a catena e furono molti i palazzi che rimasero al freddo. Chi c'era ricorda ancora benissimo le scene di panico, i falò belle strade la notte di capodanno, i messaggi d'allarme diffusi dalla radio che invitava la gente a stare poco in strada e a controllare il colore dei nasi dei passanti. Se il naso era bianco bisognava immediatamente schiaffeggiare la persona e portarla in ambiente riscaldato: si trattava di un principio di congelamento. Questo è lo spettro che i moscoviti vedono leggendo sui giornali la serafica notizia che la temperatura si abbasserà ancora di qui al fine settimana. Già ora sulla Moscova gelata non si avventura nessun pescatore di quelli che amano fare il buco nel ghiaccio e star seduti delle ore in attesa del pesce. Forse, dopo aver ingurgitato un bel po' di vodka,qualcu-
no lo farebbe pure. Ma di questi tempi per comprare la vodka bisogna fare lunghe file a 39 gradi sotto lo zero. Eppoi si sa che se bevi e poi ti siedi al freddo, la morte per congelamento può arrivare dolcissima come il sonno, e calda come l'alcool della vodka. In ottobre la voce del popolo aveva annunciato che l'inverno sarebbe stato rigido e inclemente. I vecchi contadini russi, che conoscono ancora il linguaggio della natura, l'avevano letto nella terra e sugli alberi. Troppe bacche dicevano e troppo premature. Segno che gli uccelli faranno grosse scorte, in anticipo rispetto agli altri anni. E segno dunque che tra poco tutto gelerà a lungo.
(Pubblicato il 9 Gennaio 1987. Autore Fiammetta Cucurnia)
 
 
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