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Il parco della Caffarella
di Simone Pietrosanti
La grande estensione di Roma dà vita ad una multitudine di microclimi diversi. Si va da quello più caldo e afoso del centro storico, a quello mite del litorale, a quello sub - continentale dell' Urbe fino a quello dei quadranti nord orientali delle città, la cui frequenza della nebbia nei mattini invernali farebbe più pensare ad una brughiera inglese che ad una città mediterranea. E' il bello di questa città. Così capita che nel Febbraio del 1991 la parte sud della città affoga sotto una viscida pioggia gelida, mentre nei quartieri più a nord cade una soffice neve che imbianca ogni cosa. Più volte si è parlato della città come di un elemento in grado di condizionare il tempo e modificarne il quadro climatico. L'alta concentrazione di vapore e di gas serra, la presenza dell'asfalto, l'alta cementificazione aggiunta alle fonti di calore del riscaldamento domestico e dalle emissioni delle automobili rendono le zone centrali delle città sensibilmente più calde di quelle periferiche. E' un fenomeno che è andato progressivamente aumentando negli anni, tanto che si è cominciato a prendere in considerazione questi parametri per una più corretta previsione nelle grandi città. E' la
cosiddetta "isola di calore", quella stessa che nella stagione invernale provoca marcate differenze di temperatura tra centro e periferia dell'ordine di parecchi gradi. Ma quello che accade in una zona ben distinta della città è davvero incredibile e degno di menzione ed ulteriori approfondimenti. Nei pressi della via Appia, zona meridionale della città, imboccando a destra attraverso un dedalo di vie poco trafficate ci si addentra nel parco della Caffarella. Il territorio del parco che si estende per circa 190 ettari è percorso interamente dal fiume Almone che ne ha plasmato la morfologia erodendo i precedenti accumuli dei depositi vulcanici, soprattutto tufi e pozzolane derivate da quattro distinte eruzioni del Vulcano Laziale e dando origine a un terreno prevalentemente ondulato con dolci colline di origine alluvionale e banchi di tufo. Lecci , farnie, querce, olmi, pini, pioppi e abeti la fanno da padroni a due passi dal centro. Meta di scampagnate primaverili, il parco può godere di un clima che definire particolare è poco. Abbiamo deciso di
addentrarci in questa zona in un'afosa serata di metà Luglio. Per tutto il giorno il cielo era stato sereno e l'irraggiamento notevole. Una vasta zona di alte pressioni sull'Italia aveva garantito il bel tempo da 3, 4 giorni. La serata si presentava molto umida, con valori oscillanti tra il 70 e il 75%. La temperatura dell'aria all'inizio del nostro viaggio era di 26.5 C. Si parte dalla via Appia, si prosegue per un centinaio di metri fino ad arrivare al bivio per via dell'Almone, praticamente l'inizio del parco che si estende per parecchi ettari anche in direzione centro. Appena imboccato la via l'aria a pelle si fa leggermente più fresca, sensazione subito confermata dal nostro termometro che infatti ci segnala la diminuzione di un grado a quota 25.5. Procediamo per un altro centinaio di metri in direzione Appia Pignatelli. Qui la sensazione di fresco aumenta. Un altro grado di diminuzione. Continuiamo e nei pressi delle sorgenti dell'Acqua Santa in un punto concavo dove spesso nelle serate invernali la nebbia trova modo di fare breccia, scendiamo ancora e siamo a 23 gradi. Sembra incredibile. Abbiamo percorso solo 300 metri: la temperatura dai 26 gradi e mezzo iniziali è scesa di ben tre gradi e mezzo. Ma non è finita. Superiamo le sorgenti per dirigersi verso l'Appia Pignatelli. Duecento metri dopo al semaforo la temperatura scende ancora: 22°C. Svoltiamo a destra e ci addentriamo in una fitta boscaglia che ci condurrà sino a Circonvallazione Ardeatina. Qui nello spazio di mezzo chilometro, tocchiamo prima i 21 gradi centigradi e poi in rapida successione addirittura i 20°C. L'aria è molto fresca. L'afa e il caldo della città sono ormai un ricordo lontano. Siamo solo ad un paio di chilometri di distanza e non siamo saliti neanche di un metro. La sensazione di fresco è davvero notevole. Proviamo ad individuare i fattori di quest'anomala variazione di temperatura. Un primo fattore è individuabile nell'urbanizzazione zero. Malgrado l'intero parco sia aggredito da più parti dalla città che avanza, l'attuale mancanza di cementificazione, palazzi, asfalto, riscaldamenti e traffico evita l'effetto bolla di calore caratteristico delle città. In questi casi, come detto, gli scarti possono arrivare fino a 3/4 gradi. Questo però non basta a spiegare una differenza così marcata. Un ulteriore elemento può essere dato dal minor soleggiamento, dovuto alla presenza di alberi a fusto alto e più in generale a boscaglia. Il terreno investito in minore quantità dalla radiazione solare scalda meno lo strato d'aria a contatto con esso evitando che la temperatura salga troppo (l'aria infatti non si scalda con i raggi solari essendo quasi trasparente alle radiazioni solari, ma per conduzione con il suolo ). Anche la presenza di corsi d'acqua che attraversano il parco può contribuire a rendere la temperatura più gradevole. La fitta vegetazione oltre a smorzare l’effetto dell’irraggiamento solare ha anche la caratteristica di abbassare la temperatura dell’aria. E’ infatti dimostrato che i luoghi boscosi hanno temperature inferiori dai due ai cinque gradi rispetto ad altri luoghi posti alla stessa quota e latitudine, ma scarsamente verdi. A seconda delle piante tale differenza di temperatura può essere più o meno sensibile; così i boschi di faggi possono rendere più fresca l'aria abbassando la temperatura perfino di quasi 5 gradi; quelli di abeti di 2.6°C e quelli di pini di 2.3°C.